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Chi sono

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Piero Puschiavo è nato il 31 luglio 1965.
Ha vissuto sino al 1992 a Sorio di Gambellara in provincia di Vicenza e a tutt’oggi risiede in provincia. Sposato e padre di due figli, è imprenditore dal 1993 e oggi opera nel settore ambientale.


La sua attività politica comincia nella metà degli anni ottanta, benché in forma extraparlamentare ma vicina all’allora Movimento Sociale Italiano,
con una forte campagna di sensibilizzazione del problema immigrazione.

Diversi gli articoli che lo interessano anche sulla cronaca locale e nazionale, in virtù di una forte ed incessante campagna non solo contro l’immigrazione ma contro la droga con le sue deviazioni derivanti e soprattutto contro il sistema bancario privato.
Forte oppositore della moneta unica, l’€uro, sin dalla sua nascita, tra i suoi scritti anche un volume intitolato “Dai Gangsters ai Banksters” che anticipava in tempi non sospetti tutte le truffe finanziarie che si sono susseguite nell’ultimo periodo in Italia.
Dal caso Fazio alla Cirio, Parmalat, Bagaglino, Unipol, ecc.
Dal 2004 è iscritto al Movimento Sociale Fiamma Tricolore e dal 2005 componente della Segreteria Nazionale in qualità di Responsabile della linea politica. Attualmente è anche Coordinatore Regionale del Veneto.








(cliccare sulle locandine per ingrandire)

Punti del Programma


SICUREZZA

Coadiuvare il monitoraggio del territorio mediante affidamento a guardie giurate al controllo del territorio attraverso un accordo l’amministrazione comunale. Lotta all’immigrazione incontrollata e clandestina, con più controlli sul territorio grazie a una riqualificazione dei ruoli tra le forze di polizia. Controlli serrati delle attività commerciali gestite da cittadini extracomunitari.
Sviluppare la proposta di "servizio sicurezza territoriale".

CASA

Diritto alla proprietà della casa con il progetto Mutuo Sociale, Abolizione dell’Ici per la prima casa. In poche parole, creare un ente regionale che costruisca case e quartieri a misura d'uomo con soldi pubblici e che venda a prezzo di costo queste case a famiglie non proprietarie con la formula del mutuo sociale: ovvero una rata di mutuo senza interesse, una rata che non superi 1/5 delle entrate della famiglia, una rata che viene bloccata in caso di disoccupazione, una rata che non passa attraverso le banche...

FAMIGLIA

Tutela assoluta della Famiglia scongiurando la sua vera e propria deriva sotto la pressione di una minoranza omosessuale. No alle unioni civili. NO AI DICO!
Cambio del regolamento sul criterio di iscrizione agli Asili Nido.

COMMERCIO, ARTIGIANATO E INDUSTRIA

Flessibilità d’orario per i commercianti con apertura fino alle 22 durante i week end. Tutela dei piccoli commercianti contro i grandi centri commerciali e blocco delle licenze per questi ultimi. Promozione delle notti bianche in tutte le cittadine della Provincia per favorire gli acquisti. Salvaguardia degli antichi mestieri artigiani, attraverso l’istituzione di apposite scuole professionali. Salvataggio delle aziende locali con una cordata pubblica del comune (50%) e una parte privata ad azionariato popolare con preselezione ai dipendenti di nazionalità italiana. Promozione e scambio di know how con aziende estere. Sensibilizzazione delle aziende al coinvolgimento dei dipendenti alla vita delle imprese stesse.

ENERGIA E AMBIENTE

Chiusura di tutte le discariche e creazione di un termovalorizzatore (cogenerazione più teleriscaldamento). Sensibilizzazione alla bioedilizia con l’incentivo all’utilizzo dei pannelli solari.
Una campagna seria contro l'inquinamento deve incentivare gli automobilisti ad istallare impianti a gas (GPL o metano). Si eviterebbe, in tal guisa, l'obbligo dei d'acquistare un mezzo conforme alle normative Euro4; acquisto che, nella maggior parte delle volte, avviene tramite l'indebitamento con le banche.
È altresì necessario favorire l'utilizzo di carburanti alternativi come, per i possessori di autoveicoli alimentati a diesel, potrebbe essere l'olio di colza. Per ovviare alle sanzioni previste dalla legge occorre fare leva sulla Regione per promulgare leggi che sostituiscano quelle vigenti e tutelino la scelta ecologica e di risparmio. L'adeguamento dovrà essere anche volto all'eliminazione di tutte le caldaie a gasolio e la loro sostituzione con caldaie alimentate dai gas sopra citati.

VIABILITA' E MEZZI PUBBLICI

Realizzazione dell’anello attorno alla città di Vicenza per limitare il traffico dei mezzi pesanti all’Albera. Uso dei mezzi pubblici gratuiti ai disoccupati con cittadinanza italiana e ai pensionati. Uso a tariffa agevolata per tutti i cittadini nelle giornate in cui viene inibito l'uso dei propri mezzi di trasporto.

GIOVANI

Incentivi alla creazione di società dilettantistiche, potenziamento delle strutture sportive e promozione delle manifestazioni sportive e culturali nel territorio. Campagne di sensibilizzazione contro l’uso di droga e della cultura dello sballo.
Proposta del “salario minimo di inserimento sociale” contro la disoccupazione giovanile, in cambio di lavori socialmente utili prevenzione e cura della tossicodipendenza, catalogazione e conservazione dei beni culturali e artistici, rimboschimento e pulizia di aree verdi.

CULTURA

Il programma culturale della città pensiamo si debba realizzare su due principali linee guida.
La prima decisa di concerto con le altre forze che governano la città riguardanti il Nuovo Teatro e le Grandi Mostre, in modo da aumentare la visibilità e la credibilità culturale del territorio. Come indicazione di carattere generale riteniamo valga privilegiare le tematiche riguardanti la tradizione culturale del nostro Paese e della nostra città: da Palladio, al Futurismo, all’Ottocento italiano, spesso da riscoprire.
La seconda dando la possibilità alle associazioni della città e della provincia di disporre di altri spazi per potersi esprimere. Va ripristinata la possibilità di effettuare concerti di gruppi musicali locali promossi dal Comune al Teatro Astra, dove potranno anche svolgersi incontri-dibattito su temi specifici e convegni. Per altre espressioni artistiche va rivalorizzata la chiesa di San Silvestro, con destinazione specifica a rassegne provenienti dal territorio.
Per convegni e incontri di più ampio respiro va data la possibilità di utilizzo più sistematico dell’Auditorium Canneti e della sala della Camera di Commercio.
Siamo convinti che così facendo, grazie alla sistematicità delle proposte e alla possibilità di utilizzo agevole di questi spazi situati in zona centrale, si riuscirà a ricoinvolgere anche un numero maggiore di giovani che aumenteranno così la sensibilità nei confronti delle problematiche sociali e civili della nostra città.

INOLTRE

Un risoluto impegno dal togliere dalle strade le prostitute, causa volontaria o involontaria di un indegno e immorale spettacolo.
Istituzione di programmi d'aiuto, lì dove possibile, per la normalizzazione e l'aiuto delle signore della notte.
Tagli dei finanziamenti e, se occorre, anche la chiusura di tutte le associazioni che usino i luoghi preposti per lo svolgimento delle loro attività come un porto franco per lo spaccio e il consumo di droghe.

Appuntamenti
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lunedì, 19 ottobre 2009

fiammatricolore

V CONGRESSO NAZIONALE

MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE  (XXII MSI)

ROMA 5/6 DICEMBRE 2009

 

MOZIONE CONGRESSUALE

RITORNARE AVANTI!

DI PIERO PUSCHIAVO CANDIDATO A SEGRETARIO NAZIONALE

 

Parte prima (a cura di Piero Puschiavo)

 

Obiettivo principale di questa Mozione congressuale e ferma volontà dello scrivente è il tentativo di imprimere una svolta decisa che tragga il Partito fuori dal pantano dell’immobilismo politico in cui da troppo tempo si trova e che ci condanna tutti all’assenza di una prospettiva futura.

Ho preferito privilegiare una Mozione più di taglio “analitico” che tecnico/propositivo, questo in ordine a 2 motivazioni di fondo: è mia intenzione elaborare eventuali proposte in forma collegiale e partecipativa all’interno di specifici comitati scientifici, aperti a contributi interni ed esterni al partito; la stesura dell’ennesimo documento eccessivamente elaborato e dettagliato è in questo momento di importanza secondaria rispetto alla necessità di uomini che siano effettivamente intenzionati a dar seguito alle proprie enunciazioni (la mozione vincitrice all’ultimo Congresso Nazionale docet…)

 

Premessa

Fui uno tra i convinti sottoscrittori della mozione “Rifondare, Riaffermare, Rilanciare” presentata da Luca Romagnoli nell’ultimo congresso nazionale, lo ribadisco qui, senza imbarazzo o rimorso alcuno, ma il tempo trascorso ha purtroppo mostrato, anno dopo anno, l’incapacità o la non volontà di tener fede e dare attuazione concreta a quanto entusiasticamente in molti allora prospettammo, disattendendo gli stessi punti programmatici e ri-organizzativi inseriti nella mozione. A questo si deve aggiungere poi il mancato sviluppo ed attuazione del Programma Politico, del quale fui “designato” garante, ma in maniera oggettivamente solo virtuale.

Oggi tutti i militanti di Fiamma Tricolore devono decidere se mantenere intatto questo stato di cose, preservando quindi l’immobilismo o essere i protagonisti di una svolta che ritengo quanto mai legittima, salutare ed ineludibile, se si vuole sinceramente e realmente ridare credibilità ed affidabilità al Partito.

Le ultime scelte elettorali hanno visto la Fiamma Tricolore nettamente spiazzata e relegata ai margini dell’agone politico nazionale, perché incapace di occupare gli spazi (o il deserto) a destra del PdL.

Dalla manifestazione di Roma del 2 dicembre 2006 abbiamo assistito ad una continua regressione del Partito che non ha più saputo giustamente valorizzare l’azione dinamica, innovativa e dirompente che la spinta giovanile di una rinvigorita base del partito aveva saputo apportare alla Fiamma Tricolore, arrivando a condurre con rinnovato entusiasmo il Segretario Nazionale Luca Romagnoli sul palco di piazza San Giovanni, tra i massimi esponenti delle forze organizzatrici, oggi, piaccia o no, alla guida dell’attuale esecutivo; implicito riconoscimento ottenuto grazie alla consistenza, all’affidabilità e all’energia positiva e determinata che in quel periodo facevano convergere l’attenzione di molti, politici, osservatori e semplici cittadini, sulla Fiamma Tricolore.

Lo spazio venutosi a determinare (almeno embrionalmente) per eventuali dignitose ed interessanti trattative politiche e la possibilità di interagire con altri partiti politici si sono però presto trasformati in svilenti atteggiamenti da mendicanti, che non si addicono a chi rappresenta, o meglio, in questa condizione, si arroga di rappresentare, una Storia fatta di dignità. Ripagati poi con poche briciole, fummo costretti a convenire ad un accordo con La Destra minato sin dall’inizio e destinato al fallimento, com’è poi puntualmente accaduto.

Incapacità e/o non volontà quindi di cogliere fino in fondo l’apporto sin lì fornito da quei movimenti che fiduciosi ed entusiasti avevano accolto l’apertura del Partito verso di loro.

A questo occorre aggiungere il mancato accordo tra partiti di “area” nelle elezioni politiche del 2006, quando la Fiamma Tricolore e l’allora Alternativa Sociale regalarono di fatto la rappresentanza parlamentare alla Democrazia per le Autonomie di Rotondi, oggi ministro. Ora, chi non ha saputo dare nessuna rappresentatività a tutto un mondo umano, non può più intestardirsi a fare né più né meno che il “garante” di un mortifero status quo del Partito tanto autoreferenziale nelle esternazioni quanto atrofico e parassitario nei fatti.

La Fiamma Tricolore non può essere un feticcio nelle mani di pochi dalla mentalità incrostata da passatismo, sordi a qualsiasi spirito innovatore, arroccati a difesa della propria invero misera posizione di “rendita” e che nella loro cecità politica dell’anteporre il Partito burocratizzato alle idealità che invece hanno fatto e dovrebbero fare dello stesso un soggetto protagonista, fuori allo stesso tempo dall’isolamento e dall’omologazione, ne stanno in realtà decretando la fine.

La responsabilità della dirigenza nazionale è quindi altissima, tanto che la progressiva totale mancanza di indicazioni di indirizzo in merito all’azione politica, ha portato ad una diffusa emorragia di energie, fisiche ed intellettuali.

Il disinteresse palesato da parte consistente della dirigenza verso questa situazione negativa deve farci riflettere sul proseguo del nostro percorso, in quanto l’impegno e la dedizione per contribuire alla crescita della Fiamma, da parte di pochi soggetti, non gode assolutamente di considerazione.

La volontà di mantenere statica la situazione nelle federazioni inoperose, soffocando e mortificando così ogni tentativo di rilancio, è un dato di fatto, grave e preoccupante, “giustificato” unicamente in un’ottica di salvaguardia di posizioni “intoccabili”.

Dalla prima presentazione del programma politico, sino a quel momento pressoché inesistente, non si è aggiunto altro che l’ambiguità nella presa di posizioni discordanti coi suoi contenuti.

I repentini cambi di posizionamento a livello elettorale sono l’emblema di un atteggiamento privo di serietà e fiducia nei confronti degli elettori.

La voce ufficiale del Partito è ormai sintonizzata su frequenze innocue, ben attente a non irritare la suscettibilità altrui.

Per uscire da questo stato comatoso occorre immediatamente rendersi coscienti che sino ad oggi tutto è stato disatteso. Promesse mai mantenute, periodiche retromarce ed incapacità non solo a rilanciare un partito, ma a mantenere unita una comunità.

 

Necessità immediate

Sicuramente la preparazione politico-dottrinaria rappresenta una componente basilare, unitamente alla costanza, alla continuità della militanza, alla ricerca e all’individuazione di strumenti comunicativi più adatti e tattiche efficaci, alla necessità imperativa di sostenere le cause più vicine alla gente, preservando una propria peculiare libertà di azione.

Ritengo quindi necessario dar vita finalmente ad una scuola politica che inizi a formare la futura dirigenza, operazione fino ad oggi “frenata” laddove non addirittura boicottata perché interpretata come un possibile mezzo per minare le posizioni di “comando”.

Assolutamente significativa a tal riguardo è infatti la mancanza di considerazione per i giovani che, stanchi, delusi e demotivati, quando non mortificati, hanno preferito percorrere altre strade. Questa è una responsabilità che il partito si deve assumere in pieno e in tutta onestà, anche perché l’attuale livello dirigenziale non ha consentito alcun tipo di ricambio, non tanto in ottica puramente anagrafica quanto e soprattutto in quella di un ringiovanimento degli spiriti e delle mentalità.

Manca il giusto spazio per i pochi amministratori locali iscritti alla Fiamma Tricolore, unici a percepire e conoscere le concrete esigenze del proprio territorio, autentiche antenne del Partito tra la gente, spesso e volentieri sostenuti e stimati dai propri cittadini e trascurati, quando non dimenticati dal Partito: incredibile! Propongo quindi che essi, automaticamente, possano trovare posto di diritto nel Comitato Centrale, il cosiddetto “Parlamento del Partito”, per apportarvi il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze acquisite insieme ad indicazioni utili all’elaborazione di tattiche migliorative della nostra strategia.

L’esperienza di questi ultimi anni ci insegna come i partiti si siano allontanati dalla gente, principalmente quelli piccoli, quelli più “ideologizzati”, che hanno mostrato una maggiore fallibilità nell’intuire, comprendere, interpretare e veicolare le nuove dinamiche sociali, economiche e politiche, con i relativi bisogni, problemi e aspettative degli italiani.

È per questo che siamo chiamati a scegliere i nostri uomini migliori i quali, attraverso proposte politiche, dimostrino di saper leggere l’attuale contesto nazionale ed internazionale, per condurre l’azione dei propri militanti, a loro volta tenuti a dimostrare disciplina, spirito di sacrificio, responsabilità, disponibilità di apprendimento.

Creare immediatamente un blocco operativo capace di mobilitazione ed operatività politica sul territorio; saranno nominati dei soggetti di collegamento in modo da creare una rete operativa permanente.

La necessità di ridare nuova linfa alla Fiamma Tricolore è prioritaria, così come lo è la visibilità di un simbolo che da oggi dovrà essere intangibile, per tutto il suo portato storico/valoriale, per la sua innegabile fascinazione e riconoscibilità, che vanno però rinvigorite e veicolate nel migliore dei modi e con continuità.

 

 

I punti fondamentali

L’attuale programma politico della Fiamma Tricolore necessita di una parziale revisione ma sostanzialmente lo si può utilizzare come linea guida.

Occorre forzare sin da subito le tematiche più importanti quali:

 

  • Politica nazionale, economica e sociale;
  • Sovranità monetaria e proprietà popolare della moneta;
  • Stato Sociale e Socializzazione delle grandi Imprese;
  • Immigrazione;
  • Sicurezza, situazione carceraria, riforma della giustizia per una sua definitiva liberazione dall’occupazione politica di cui è vittima;
  • Politiche agricole di salvaguardia, incentivazione e promozione delle produzioni rurali locali;
  • Politica energetica: da sviluppare seguendo la pluralità delle opzioni (comprese fonti rinnovabili, alternative e nucleare) in maniera da invertire e limitare al massimo le dipendenze verso l’estero e combattere i monopoli della distribuzione;
  • Ambiente: da salvaguardare e valorizzare attraverso un’Ecologia critica e responsabile, ma anche realista e libera da visuali fondamentaliste deformanti;
  • Politica estera: da concepire in un’ottica di affrancamento secondo le direttrici eurasiatica e mediterranea;
  • Revisione dell’impegno militare delle nostre truppe in Medio Oriente;
  • Percorso di graduale fuoriuscita dalla N.A.T.O., evidenziandone la errata strumentalità ed inattualità;

 

 

Questi punti fondanti rappresentano una base sulla quale avviare una più ampia e dettagliata propaganda.

 

La riconquista dello Stato Sociale attraverso la rivendicazione della sovranità monetaria e la difesa della propria identità attraverso la lotta all’immigrazione dovranno però essere le battaglie privilegiate della nuova azione politica, in quanto elementi prioritari da cui si sviluppano tutte le maggiori problematiche e negatività.

Su questa logica è necessario costituire un comitato scientifico che analizzi ed esponga le proposte di soluzione alternativa riguardo le tematiche di riferimento ai punti sopra citati.

  

 

Parte seconda

 

Programma Politico Sociale Economico

Il seguente concetto dovrà essere la base dell’azione politica della Fiamma Tricolore perché solamente chi si dimostra autenticamente sociale, oltre le sigle convenzionali, può dare quel segnale propulsivo che, se diffuso con competenza ed affidabilità attraverso una seria preparazione politica, può riportare la Fiamma al confronto nazionale e al consenso diffuso.

 

Scopo essenziale della politica è quello di impostare ed organizzare l’azione e la funzione dello Stato per conseguire il miglioramento del bene comune, in ossequio ai dettami costituzionali della Repubblica Italiana.

Le azioni politiche dovranno essere finalizzate a realizzare uno Stato autenticamente vocato socialmente, capace di salvaguardare gli interessi e la dignità di tutti i propri cittadini. Questi debbono essere essenzialmente preservati dalla cupidigia delle attività speculative causate principalmente dall’esistenza di monopoli privati che si sono inseriti nella gestione dei pubblici servizi. Tutte le azioni di governo dovranno articolarsi nella massima trasparenza a difesa dei diritti inalienabili delle persone fisiche troppo spesso sacrificate a favore degli interessi delle persone giuridiche nazionali ed internazionali.

Pertanto l’azione politica, intesa unicamente come servizio a favore dell’intera comunità dovrà essenzialmente articolarsi lungo le due grandi direttrici:

-         porre in essere tutte le azioni capaci d’incrementare lo sviluppo ed il benessere fisico e morale della collettività nazionale;

-         porre in essere tutte le azioni di controllo per la sana ed efficiente gestione a salvaguardia della “RES PUBLICA”.

Oltre a ciò la politica è chiamata a svolgere correttamente la formazione e l’informazione culturale di tutti i cittadini, facendo loro chiaramente comprendere la sostanziale differenza tra l’essere considerati soggetti oppure oggetti dell’azione politica, come da troppo tempo squallidamente avviene.

Le due azioni combinate, sviluppate correttamente con spirito di servizio dai politici, forniscono loro gli unici presupposti per poter esercitare legittimamente la loro azione svolta rigorosamente nell’interesse dei propri elettori in ossequio al mandato democraticamente ricevuto.

Mentre le scelte, gli indirizzi e le modalità da seguire per individuare la migliore politica di governo per raggiungere più velocemente gli scopi prefissati, possono essere condivisi od opinabili, in ogni caso frutto della corretta dialettica interna, un punto deve restare fermissimo: quello di preoccuparsi “in primis” di disporre delle necessarie risorse economiche per realizzare i propri programmi enunciati. Senza questa verifica, senza una chiara e realistica sensibilità politica, capace di eliminare ogni forma di rapina a danno delle risorse e del reddito pubblico, realizzate con speculazioni più o meno palesi, l’azione di governo può risultare insoddisfacente o impossibile. Dovrà essere eliminata qualunque tecnica speculativa capace di sottrarre risorse economiche nazionali, da destinare allo sviluppo generale dell’Italia e alle attività sociali.

Ciò non facendo, qualunque azione intrapresa da una qualsiasi formazione politica risulterà vana, velleitaria ed ingannevole verso il prossimo, verso il proprio elettorato, e verso i propri figli. Pertanto mentre si riconosce che il miglior sistema conosciuto per realizzare e ridistribuire la ricchezza prodotta dall’intera comunità, risulta quello dell’iniziativa privata e del libero mercato, con la conseguente preminenza dell’impegno personale di ciascuno, occorre fermamente ribadire il limite invalicabile per tutte le attività private. Tutto ciò che riguarda l’ordinamento, le azioni e la gestione di pubblici interessi e servizi, specialmente per quelli che non possono essere svolti in regime di concorrenza, debbono assolutamente essere amministrati da organi pubblici sotto il diretto controllo delle forze politiche e dei cittadini interessati (distribuzione acqua, gas, energia, sanità, nettezza urbana, autostrade, ecc.) nell’interesse collettivo, e messi a disposizione della comunità al puro costo d’esercizio, efficiente, funzionante e funzionale. Ogni forma di speculazione produce indebita sottrazione di ricchezza da parte dello speculatore a danno del reddito prodotto dalla comunità e dal singolo cittadino.

La più grossa azione speculativa che appesantisce ogni iniziativa sia pubblica che privata è sicuramente quella perpetrata dal privato apparato bancario e monetario a danno delle istituzioni pubbliche e delle attività private. Anche in ossequio ai dettami della nostra Costituzione, occorre eliminare nei tempi più brevi possibili, questo grave handicap, vero e proprio freno a mano tirato nei confronti dello sviluppo dell’economia nazionale e del benessere nazionale ed individuale.

Occorre eliminare nei tempi più brevi possibili queste disfunzioni e riconferire allo Stato la piena sovranità politica che non può prescindere in nessun caso da quella monetaria e bancaria. Lo Stato, come da esperienze acquisite in cento anni di attività pregressa, dovrà tornare a battere la propria moneta in nome e per conto dei propri cittadini. Il signoraggio che si determina sempre in queste circostanze, dovrà essere acquisito dallo Stato a titolo originario ed essere utilizzato per l’azione pubblica e per le esigenze collettive ed individuali dei cittadini.

La lotta di classe, volutamente aizzata e coltivata sino ad ora, è servita unicamente per distrarre e tenere occupate le due categorie: datori di lavoro e lavoratori assurdamente contrapposte, per impedire loro di comprendere chi è veramente a praticare la tosatura a monte della ricchezza prodotta dall’intero mercato. Per favorire l’unità d’intenti a tutela dei reciproci interessi è auspicabile la socializzazione degli utili realizzati nelle attività produttive.

Le attuali coalizioni di destra e di sinistra dimostrano l’incapacità di produrre azioni di governo capaci d’affrontare e risolvere le problematiche economiche e sociali causate dall’incertezza e dalla scarsa incisività sino ad ora dimostrata per far cessare la sottrazione di ricchezza dall’intero mercato praticati dalle attività mafiose d’ogni tipo e dalla gestione privata della funzione bancaria e monetaria. Tramontata definitivamente la fittizia contrapposizione ideologica tra destra e sinistra e sulle grandi impostazioni di fondo, la popolazione avverte l’inutilità dell’azione politica intrapresa sia dalla destra che dalla sinistra e come segno di disaffezione si allontana dalla politica, diserta sempre più le elezioni e quando vi partecipa, vota quasi sistematicamente contro la formazione di governo in carica. Se la politica non sarà capace di affrontare i problemi veri che affliggono le persone fisiche e le Pubbliche Istituzioni, lo scollamento con il corpo elettorale è destinato a divenire sempre più irreversibile; i neanche troppo malcelati scenari assai inquietanti che si prefigurano impongono a chi ha più senno di farne uso pronto e copioso per impostare strategie finalizzate al raggiungimento del bene comune di tutti e di ciascuno.

È arrivata l’ora improcrastinabile di realizzare il cambiamento nell’interesse generale dei cittadini sempre più vessati dal bisogno e dal debito. Ci sono sempre più pressanti motivi per spingere le persone più responsabili e preparate a spendersi a favore  del sociale.

All’incremento medio della produttività nei diversi settori produttivi, non corrisponde una maggior diffusione di benessere dei cittadini, viceversa il progressivo impoverimento ed indebitamento sia pubblico che privato.

Attualmente la legittimazione dell’azione politica può derivare solo dall’impegno per affrancare la popolazione dalla schiavitù del debito gassoso, sempre più avvolgente ed opprimente, costruito dalla “cupola” bancaria-monetaria, nelle diverse articolazioni ed a tutti i livelli, nella più assoluta indifferenza di quasi tutto l’attuale apparato politico.

Lo strumento principalmente usato per il condizionamento dell’intera società, dell’intero mercato e dell’intero apparato produttivo, è proprio quello derivante dall’amministrare il debito bancario e monetario, creato sia in sede di emissione monetaria, dolosamente sottratta alla funzione pubblica, sia nella fase ancor più delicata della scelta e della programmazione delle politiche economiche e sociali, sottratte di fatto all’Esecutivo Politico e cedute dolosamente a favore dell’apparato bancario-monetario, svincolato da qualsiasi controllo pubblico e politico.

Dovrà essere rivisto e riorganizzato il servizio bancario e quello nazionale per il lavoro. Dovrà farsi strada il più rapidamente possibile, per non disperdere pubbliche risorse, il concetto di remunerare i cassaintegrati a tariffa intera ed utilizzare le loro capacità lavorative a favore delle attività pubbliche e sociali. Seguendo questa ottica, sia per favorire il recupero sociale e psicologico che per fare loro apprendere la capacità della futura autosufficienza è opportuno estendere questa possibilità anche ai nostri detenuti.

 

Un nuovo volto dell’immigrazione?

L’immigrazione è diventata la piaga del terzo millennio. Questo tema va affrontato liberando il campo da ogni forma di buonismo e di falso moralismo, con coraggio e decisione, soprattutto senza grosse distinzioni tra immigrati regolari e clandestini.

 

Qualcuno dovrebbe essere già al corrente di quali siano le direzioni generali del problema immigratorio in Italia ed in Europa. Si è trattato, inizialmente, di una manovra di certi avvoltoi del capitale industriale, mirata ad aumentare i loro profitti (gli extracomunitari avrebbero fatto quei lavori che gli europei, troppo benestanti, non volevano più fare: invece li avrebbero fatti se fossero stati retribuiti adeguatamente).

Inoltre, gli immigrati avrebbero compensato la denatalità e quindi pagato le nostre pensioni (falso: la maggior parte di loro o lavora in nero o dipende totalmente o parzialmente dall'assistenza sociale); essi avrebbero mantenuto il livello antropico dell'Europa (non è chiaro perché quel livello debba essere mantenuto, l'Europa occidentale è sovrappopolata); ecc. Vero è che gli immigrati extracomunitari sono andati ad alimentare la criminalità (il 70% circa della microcriminalità in Europa è a loro carico) e ad esasperare i problemi sanitari (hanno il monopolio dei pronto soccorso e hanno portato ogni sorta di malattie tropicali e non, che una volta si consideravano debellate o magari erano da noi sconosciute) e ad abbassare il livello di vita degli autoctoni, aumentandone il tasso di disoccupazione (essi sono i principali esecutori di lavoro in nero). Quando la Banca d'Italia in un suo recente rapporto (lo si legga con attenzione) dice che gli “italiani” non hanno niente da temere dalla presenza lavorativa degli extracomunitari, quegli italiani a cui essa si riferisce sono quelli ricchi: gli italiani poveri o magari disoccupati non interessano. Sta di fatto che la presenza extracomunitaria contribuisce a meno del 5% della produttività totale dell'Europa, mentre potrebbe assorbirne oltre il 20%, introducendo povertà, insicurezza (in Italia il 70% della criminalità è d’importazione, con punte dell'80% nel Veneto e del 90% in Friuli), disagio sociale generalizzato e disfunzione nei servizi pubblici e sociali e nell'istruzione pubblica. Tutte cose che hanno un costo che se adesso è alto, nel futuro anche prossimo sarà altissimo.

Assieme agli avvoltoi capitalisti, a favorire l'immigrazione/invasione furono e sono coloro che adesso e sempre sono stati i loro sciacalli: i marxisti (quindi: i partiti politici di sinistra) - e della sinistra fa anche parte il clericalismo postconciliare, cioè: quasi tutto. Adesso, con il fallimento della cosiddetta lotta di classe, la sinistra “classica” è decisamente allo sbando e la bandiera “falce, croce e martello” viene raccolta da una parte del clero che, non più tanto surrettiziamente ma in modo sempre più evidente e sfacciato risulta essere la componente più importante della “nuova sinistra”. Tutta gente che vuole cambiare i connotati antropologici dell'Europa per sostituire quei voti che non ricevono più dagli operai e per riempire la chiese di nuovi “fedeli”.

Vale anche brevemente l'osservazione che una cosa è “immigrazione” in generale (un fenomeno molto antico) e un'altra cosa è immigrazione terzomondiale. Quando si perde di vista il fatto razziale, nelle analisi sociali si è immancabilmente destinati ad arrivare a conclusioni false.

Fatte queste osservazioni preliminari, constatiamo che la piega che sta prendendo l'economia (ma piuttosto: la finanziologia) internazionale, che si riflette sull'andamento della produzione industriale e sull'impiego della manodopera, non manca di avere conseguenze anche sui fenomeni migratori. Nei paesi cosiddetti “civili” sale la disoccupazione; le scuse per fare venire ancora manovalanze “a buon mercato” diventano sempre più inverosimili. E difatti gli immigrati terzomondiali che arrivano per “lavorare”' sono sempre meno. L'immigrazione terzomondiale adesso è in massima parte o clandestina o per “ricongiungimenti”: quindi si tratta di gente che, esplicitamente, viene o a farsi mantenere da qualcuno (dai loro parenti che già hanno un lavoro o dall'assistenza sociale), oppure, caso dei clandestini, che viene già in partenza con l'unico sbocco della microcriminalità, del parassitismo, del lavoro nero. Dall'immigrazione dirompente si è passati all'immigrazione strisciante; e la tendenza è che questi si incistino nel tessuto sociale, creando punti di “pericolosità sociale” che sono fuori dalla competenza dell'ordine pubblico e punti d'appoggio e di riferimento per attività delittuose.

postato da: PieroPuschiavo alle ore 16:35 | link | commenti (20)
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domenica, 04 ottobre 2009

RITORNARE AVANTI: premessa alla mozione congressuale

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Nell’attuale scenario politico, dove mancano idee, contenuti e soprattutto proposte incisive a fronte del dramma socio-economico che investe sempre più la nostra Italia, una forza come la Fiamma Tricolore deve ritrovare quanto prima una sua naturale collocazione, un ruolo sempre meno marginale e sempre più protagonista, con determinazione, con mentalità rinnovata.

Nel corso di questi ultimi cinque anni - e probabilmente già in precedenza - si sono verificate troppe situazioni negative, legate a mancanza d’equilibrio, di lungimiranza e probabilmente di onestà intellettuale, che hanno purtroppo progressivamente allontanato il partito dalla visibilità necessaria nel panorama nazionale, ma soprattutto lo hanno reso incapace di interagire con le altre forze politiche e di dialogare con gli italiani.

La totale assenza di direttive politiche da parte dei vertici “reali” della Fiamma Tricolore, una struttura elefantiaca troppo burocratizzata, non al passo coi tempi e sovradimensionata rispetto alle condizioni attuali del partito, ha portato la Linea Politica e Programmatica ad essere solamente un mero documento di circostanza, un formalismo senza alcuna possibilità d’applicazione pratica e di proiezione concreta nel sociale.

Ora, in vista di un tanto sospirato Congresso nazionale, la Fiamma si accinge a doversi esprimere (alla luce di quanto sopra) in maniera critica, schietta, severa, sul proprio futuro.

Un futuro che, se si vuole davvero tentare un cambio di marcia, dovrà giocoforza essere totalmente differente dal recente passato e dal presente, affinché la Fiamma torni ad essere punto di riferimento e simbolo spendibile e credibile di speranza, luce per il futuro italiano.

Un cambiamento si rende quindi necessario contro un attendismo ed un’inerzia che non hanno portare alcun risultato apprezzabile.

Un ritorno all’approccio coraggio con la realtà, per affrontare con decisione risolutiva le problematiche attuali.

Un richiamo all’essenza, a noi stessi quali testimoni di una storia portatrice di valori, di etica, di spiritualità e di avanguardia.

Al teatrino politico che vede da una parte slogan e spot elettorali e dall’altra il moralismo più falso ed ipocrita, la Fiamma deve saper opporre la sua naturale propensione sociale e nazionale, unitamente alla ineludibile necessità di fare sintesi: dovrebbe essere la nostra storia e la nostra idealità ad indicarcelo, anzi ad imporcelo.

Verso un Movimento organico e coeso, plasmato da meritocrazia ed affidabilità dei suoi aderenti, al di là ed al di sopra di qualsiasi inutile e dannoso personalismo, clientelismo o legame a carattere personalistico.

Un Movimento Sociale che dovrebbe imparare a guardare a destra facendo i dovuti distinguo laddove “destra” è troppo spesso sinonimo di conservatorismo, liberismo e clericalismo, talvolta anche quando declinata al “sociale”.

Un Movimento non tanto “alleabile” a chissà quali aleatorie “controparti”, ma rigorosamente chiaro, ortodosso ed intransigente nei suoi punti e linee guida quanto disponibile al dialogo, consapevole nella strategia, elastico nelle scelte tattiche; in fondo, le volte che siamo stati “alleabili”, quali risultati abbiamo ottenuto? Con quale conseguente migliorata considerazione ne è uscito il partito?

Dobbiamo assolutamente tornare ad essere un soggetto che sappia rassicurare ed infondere certezza, ma per serietà, linearità di comportamento, volontà di applicazione e capacità di interpretazione.

Forte richiamo al concetto di Patria, di solidarietà nazionale, di unità d’Italia (nella consapevolezza del suo dipanarsi storico), affermazione dell’Identità versus fenomeno immigratorio e sue dinamiche, atomizzazione sociale e disgregazione della comunità.

Recupero della Sovranità Monetaria quale unica soluzione radicale alla recessione economica e al saccheggio dello stato sociale; obbiettivo imprescindibile sulla strada di più ampio affrancamento politico nazionale ed europeo.

Siamo stati i primi a sollevare queste questioni, a denunciare questi problemi, divenuti in seguito reali e di dominio pubblico, ed abbiamo anche sempre indicato la strada delle giuste soluzioni laddove vi fosse reale volontà politica. Siamo stati i precursori delle risposte a queste tematiche, ed è stato il nostro dna politico a dettarcele.

Sebbene l’Italia si contraddistingua anche per le proprie preziose ed irrinunciabili specificità, è importantissimo ritrovare la credibilità nel Meridione, attraverso il ritorno dello Stato che da ormai 60 anni ha di fatto una Sovranità Virtuale, abbandonando a sé stesso l'autentica Fonte di Sviluppo futuro per il Paese, in una terra tanto vessata quanto generosa e desiderosa di riscatto che ha sempre ripagato con la fiducia del voto la Fiamma Tricolore.

Ora, cari camerati, ci accingiamo a scegliere il futuro del nostro Movimento, ben consapevoli che serve una prova di coraggio.

Vincere la paura delle chiacchiere e dar seguito ai fatti.

Chi, col lavoro serio, silenzioso e costante, ha portato a casa qualche seppur piccolo risultato sul piano elettorale, ha però ridato grande entusiasmo tra i nostri più sinceri militanti.

Nessuno pretende di avere la bacchetta magica; la strada verso cui la nostra idea ci ha condotto è sempre stata impervia e necessita perciò di lucidità, pretende da noi energia, decisione e soprattutto unità, ma ci potrà regalare ancora delle soddisfazioni, ne sono certo.

Non è più tempo per attendere i periodi elettorali quali unico momento “pulsante” del partito. Le fortune del domani si costruiscono col sacrificio di tutti i giorni.

Ritorniamo ad essere più che ad apparire:

ritornare avanti!

 

 

Piero Puschiavo

Movimento Sociale - Fiamma Tricolore

postato da: PieroPuschiavo alle ore 08:40 | link | commenti (49)
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