A Reggio Emilia e a Rozzano in provincia di Milano, sono stati inaugurati altri due nuovi ristoranti Roadhouse Grill, dopo quelli di Verona e Padova.
Con questa apertura la catena conferma il piano di espansione nel nord-est alla quale si aggiungerà presto l'inaugurazione di un terzo locale nei pressi del casello di Mira Dolo all'uscita A4 Milano-Venezia, in provincia di Venezia. Successive aperture sono previste anche Parma, Modena e nella poco distante Carpi.
La sostanziale questione di “occidentalizzare” tutte le nostre tradizioni, pure alimentari, trova conferma nella promozione di questi centri commerciali della ristorazione in sostituzione alle nostre tradizionali trattorie.
Ovviamente, questi colossi, hanno la possibilità oltre di “stipendiare” fiscalisti e commercialisti per la pesante burocrazia italiana, possono provvedere a grandi acquisti di materia prima naturalmente a “buon” prezzo, cosa che il “povero” oste, già sufficientemente “pressato” da una serie di direttive che vanno dalla 626 agli orari, agli scontrini battuti, ben difficilmente può competere.
Occorre anche ricordare che i nuovi ristoranti Roadhouse Grill fanno parte del gruppo Cremonini e che quest’ultima, come testimoniato da varie inchieste, è un'azienda distintasi nel corso degli anni per una serie di azioni illegali con sentenze di colpevolezza emesse in 1° grado circa il traffico di carne “non idonea al consumo alimentare”.
E’ giusto sapere che il Gruppo Cremonini fornisce la “propria” carne ad autogrill MOTO e a bar e ristoranti CHEF EXPRESS che si trovano negli aeroporti, stazioni ferroviarie e treni.
Fornisce poi la salumi IBISE', la carni INALCA, i supermercati MARR (diffusi soprattutto in Romagna e Marche) nonché fornitrice ufficiale della catena ipermondialista Mc'Donalds Italia.
Una serie di questioni, dalle quali starne alla larga e soprattutto mantenerle alla larga dai nostri figli.
Piero Puschiavo
L’Italia è un paese di moderati (così almeno ci vogliono far credere) e di conseguenza tutto deve essere moderato. In termini politici spesso il temine moderato viene utilizzato dagli schieramenti partitici come qualcosa di non ben definito. Sono moderato ma non voglio questa cosa. Sono moderato ma sono contro quest’altra.
Essere a favore o essere contrario però significa avere una posizione ben definita, chiara e quindi collocarsi ad una estremità. Favorevole o contrario. Questo almeno sulle questioni di fondo, quelle che non ammettono vie di mezzo e per le quali diventiamo tutti, volenti o nolenti, intolleranti.
La moderazione invece si pone sempre su una posizione ambigua: contrario ma anche un po’ favorevole e viceversa, senza esprimere una decisione limpida, inequivocabile.
La difficoltà per gli “estremisti” nel dialogare con i cosiddetti “moderati” risiede nel fatto che questi ultimi, erroneamente, confondono spesso l’intransigenza con l’estremismo, con l’ottusità, e ancor più scioccamente, con qualcosa di irriducibilmente violento.
La perdita del significato delle parole quindi condiziona non poco molte posizioni e scelte sia politiche sia elettorali. Sparare può essere in fondo perdonato se chi esplode il colpo si dimostra poi moderato. Ridurre il popolo in schiavitù ed affamarlo può tutto sommato essere tollerato purché ciò avvenga con moderazione. Prosciugare i risparmi dei cittadini può essere sopportabile se avviene secondo truffaldina moderazione…e via di seguito.
Chi però, come noi, cerca di mantenere una giusta intransigenza e posizioni quanto più nette e comprensibili possibile, viene tacciato come “estremista” e quindi tendenzialmente escluso dal cosiddetto consesso civile e dai tavoli di discussione “moderati”.
Le coalizioni si chiamano tali perché dovrebbero comprendere soggetti tra loro differenti per discutere ed individuare posizioni e linee di fondo comuni e condivise; altrimenti se tutti dicessero le stesse cose tanto varrebbe avere un unico soggetto politico. Ma a volte il problema è proprio la difficoltà di accettare la discussione perché potrebbe risultare rischiosa e smontare teoremi o dogmi fittizi e strumentali.
Nei primi anni ‘90 il Governo firmò la famosa Legge 205 per perseguire pesantemente chi, come il sottoscritto, parlava di lotta all’immigrazione. Il tono di molti scritti accusatori dell’epoca si potrebbero tranquillamente riscontrare oggi nelle parole del Ministro dell’Interno o di altri politici della maggioranza, ma siccome il pulpito del Ministro è istituzionale, e quindi ovviamente “moderato”, non può essere perseguito.
Non a caso l’ultimo “saluto romano” compiuto da un “estremista” in pubblico e sanzionato con 8 mesi di condanna è del sottoscritto a Milano nel marzo del 2006. C’est la vie.
Nella società di oggi, non rinnegare il proprio passato giovanile, ma anzi sentirlo vivo e andarne fiero indipendentemente dalle scelte politiche, deve essere motivo di “vergogna” e non può essere tollerato dalla dittatura della moderazione: unica strada di “redenzione” concessa è l’abiura. Gli esempi si sprecano…e si dimostrano particolarmente convenienti in termini politici.
Chi invece, come noi, prosegue sulla strada dell’Onore, dovrà sempre scontrarsi con l’ipocrisia dei “moderati” che hanno rinchiuso, a doppia mandata, gli scheletri nell’armadio, svenduto la memoria e rinnegato il passato.
Godiamoci quindi in tutta moderazione le truffe bancarie, i godibilissimi frutti dell’immigrazione, l’incremento della criminalità in gran parte d’importazione, l’aumento dell’instabilità sociale, della precarietà, della proletarizzazione, delle vecchie e nuove povertà!
Moderate gente, moderate…
Piero Puschiavo
Innanzi alla preoccupazione che sta investendo l’opinione pubblica sulla fine dei propri risparmi, sta passando quasi in sordina il gravissimo problema immigrazione. I recenti dati ISTAT confermano un aumento dell’immigrazione per l’anno 2007, pari al 16,8%. Si pensi che la sola comunità rumena è la più numerosa, aumentata in un anno dell’ 82,7%.
Un trend che, anziché contrastato con una seria regolamentazione, si accetta nel nome del buonismo più becero, anche attraverso spot pubblicitari promossi dal Governo della Romania e diffusi sulle principali reti nazionali con lo slogan "piacere di conoscerti", che ci invitano a conoscere il popolo diverso per rispettarlo, senza minimamente ricordare che il giusto comportamento dovrebbe essere l’esatto contrario; in quanto è l’ospite che si deve comportare come tale.
Ma siamo “italiani brava gente”.
Bisognerebbe chiedere ai nostri connazionali immigrati all’estero se furono accolti a suo tempo con sussidi, privilegi, e spot televisivi. Chiediamo a coloro che si sono fatti da se, la difficoltà di farsi rispettare, di guadagnarsi la stima attraverso grandi sacrifici, incassando umiliazioni e mortificazioni, ma mantenendo sempre un comportamento esemplare.
Tutte situazioni che oggi gli extracomunitari possono tranquillamente evitare e, con lo stato di diritto, possono tranquillamente protestare, anche violentemente, come i cinesi a Milano o i magrebini a Torino, possono pure prendere a calci i Carabinieri come a Padova, con i ringraziamenti dello Stato al Maresciallo di pattuglia, per aver mantenuto il “sangue freddo” e non essere intervenuto violentemente; altrimenti, diciamo noi, chissà dove lo avrebbero mandato. Situazioni assurde, ma in linea con gli altri paesi europei come Francia, Gran Bretagna e Spagna. Intanto a fine mese avremo il dossier sull’immigrazione redatto dalla Caritas Migrantes e sicuramente i dati non saranno favorevoli a noi, poveri autoctoni.
Piero Puschiavo
La Federazione di Cesena della “Fiamma Tricolore” ha organizzato per domani, venerdì 17 ottobre, presso la sala conferenze dell'”Hotel Miramare” di Cesenatico (FC) [Viale Carducci 2], alle ore 20.30, un importante incontro pubblico sul tema: "LA RUSSIA PER L’EUROPA – La morte dell'egemonia americana e la necessaria rivoluzione geopolitica".
La pseudo-potenza USA si trova attualmente in una delle più colossali crisi finanziarie e militari della sua storia. Di fronte al crollo di una vera e propria ideologia (il liberal-capitalismo), che per oltre 60 anni ha devastato il “Vecchio Continente” (trovando quale unico e coerente avversario solo la nostra “area politico-culturale“…), il Premier russo Vladimir Putin propone all’Europa un'interessantissima alternativa geopolitica all'Alleanza Atlantica: dare vita, per la prima volta dopo quasi un secolo, ad un solido patto euro-siberiano. Un ottimo progetto, considerando che la Russia della coppia Putin-Medvedev è oggigiorno uno dei pochi Paesi capace di salvaguardare la propria Sovranità Nazionale, obiettivo non semplice visto il processo di globalizzazione ed omologazione forzata in atto. Partendo da un’analisi della “vicenda georgiana” cercheremo quindi di capire quali concrete prospettive di collaborazione possano aprirsi.
Interverranno Piero Puschiavo, membro dalla Segreteria Nazionale della “Fiamma Tricolore”, e Pierluigi Carissimi, profondo conoscitore della realtà russa e amico personale di uno dei pensatori più ascoltati al Cremlino, Alexander Dugin.
Pare che i gravissimi problemi attuali legati al crollo finanziario e alla crisi economica, non siano importanti come ciò che è accaduto a Sofia in occasione della partita Bulgaria-Italia.
In questi giorni i titoli dei quotidiani si sprecano inneggiando allo scandalo per una cinquantina di tifosi italiani che hanno esibito “l’orrore” della croce celtica e il “gestaccio” del saluto romano.
Parole di condanna da tutto il mondo politico, con l’informazione sempre più faziosa a condire e ad alimentare le tesi del ritorno del Fascismo, l’ombra degli squadristi e quant’altro. Sicuramente anche le tesi di un ritorno al “regime”, così come denunciato qualche tempo fa dal settimanale Famiglia Cristiana.
Pare che l’allarme venga dal ricco e soddisfatto Nord-Est, dove l’immagine dei “bigotti” che lavorano e non studiano sfoci nell’esaltazione ideologica.
In un quotidiano si asserisce anche una ex appartenenza di qualche “ultrà” alla Fiamma Tricolore, facendo passare il Movimento Sociale come una fucina di teppisti da stadio.
E’ vergognoso! E’ sciocco! E’ Un’idiozia pura!
Un’immagine, che forse bastava solo ignorare, in quanto 50 ragazzi non possone essere l’espressione di una nazione, ma che con questo insensato baccano danno la possibilità a chiunque di ripetere quelle “gesta” per un giorno di visibilità mediatica. I fenomeni delle curve oramai sono un vero e proprio pretesto e spacciarlo come un “problema” politico significa solamente alimentarlo.
Non riesco ancora a dimenticare i “sbeffeggiamenti” delle TV arabe circa il problema rifiuti in Campania.
Non riesco a dimenticare l’immagine di “pistoleri” da Far-West o, più semplicemente, di “mafiosi”, avuta dall’Italia dopo il massacro di Duisburg in Germania.
Non riesco a dimenticare la considerazione della politica italiana riscossa in Europa dopo gli scandali Previti, Mastella e, non ultimo, in Abruzzo, con intere amministrazioni arrestate dalla Polizia.
Cose di poco conto anche le truffe ai risparmiatori dei Banksters in doppiopetto di fronte all’ombra inquietante di qualche decina di ragazzi dalle famigerate croci celtiche.
Anche questa è Italia.
Piero Puschiavo

MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE
COORDINAMENTO REGIONALE DEL VENETO
COMUNICATO STAMPA
Dopo aver appreso dai media della morte in un incidente stradale, le cui cause sono ancora da accertare, del leader del partito austriaco Bzoe e governatore della Carinzia Joerg Haider; siamo a ricordare il padre storico della nuova destra austrica, forte della recente affermazione dei due partiti, la Fpoe di Hans-Christian Strache e la Bzoe, guidata proprio da Joerg Haider.
Di lui rimarrà l’immagine dell’indomito sostenitore e difensore dell’identità mitteleuropea, di chi dice fermamente no all’appartenenza all’Unione europea dei mercanti e dei banchieri, di chi invoca la sospensione dell’accordo di Schengen sulle frontiere aperte in Europa e di chi rivendica una politica di seria regolamentazione nei confronti dell’immigrazione.
Piero Puschiavo
Coordinatore Regionale del Veneto Fiamma Tricolore
Venezia, 8 ottobre 2008
«Quel ponte è solo un rattoppo che tenta di coprire lo strappo della discriminazione»: lo dichiara Pietro Barbieri, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).
Questo è l’ennesimo problema che questa specie di percorso ad ostacoli palesa sulla strada dell’accessibilità ai pedoni.
Se poi andiamo a pensare che con l’avvento dell’inverno - e di conseguenza i propri fattori meteorologi avversi come nebbia o “caligo", neve, ghiaccio, o più semplicemente pioggia - i suoi meravigliosi scalini in vetro si trasformeranno in insidiosissime trappole.
Anche il progetto dell’ovovia per disabili appare inadeguato in quanto il tempo di percorrenza raggiunge i 17 minuti per 98 metri, mentre si debbono aggiungere € 1˙062˙000,00 per la sua realizzazione al costo del ponte, già quasi triplicato rispetto alle previsioni iniziali.
Un progetto che doveva esser funzionale, ma che si dimostra sempre di più un'astrazione artistica priva di valenza pratica. Nemmeno quello che dovrebbe essere il suo nome calza, ovvero “Ponte della Costituzione” in quanto ne viola ben tre articoli. Infatti dopo l'entrata in vigore della Legge 104/92, del DPR 503/96 sull'eliminazione delle barriere negli edifici, negli spazi e nei servizi pubblici, della Legge 67/06 contro le discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità e soprattutto dopo l'emanazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità - il Comune di Venezia ha aperto ai cittadini un ponte inaccessibile.
Una città unica come Venezia non può fungere da “cavia” per architetti come Santiago Calatrava anche se si spacciano come i guru dell’orbe terraqueo.
Chi ha nel cuore la dignità della città di Venezia non può approvare una simile demenza costata troppi milioni.
Milioni in esubero, ben 7˙636˙000,00 euro che potevano meglio essere indirizzati ad alcuni delle centinaia di palazzi veneziani da restaurare, per le opere di recupero urbanistico ed architettonico, per migliorare ed intensificare i mezzi di collegamento esterno, per migliorare ed innovare le strutture universitarie già tanto carenti ed insufficienti…
Le grandi opere pubbliche devono assolutamente essere realizzate ma con il giusto “senso della misura” e senza perdere il contatto con la realtà. Appaiono veramente lontani i nomi di Libera e Piccinato, Quaroni e Del Debbio, Sironi e Carrà, Campigli e Funi, Terragni e il grande Piacentini. La scuola dell’architettura è davvero cambiata.
Piero Puschiavo, Coordinatore Regionale del Veneto, Fiamma Tricolore
IL GRANO COSTA MENO DEI SUOI SCARTI DERIVATI
Vicenza, 28 settembre 2008
Nonostante il forte calo del grano sui mercati internazionali, per quale motivo non è possibile percepire nessun effetto sui listini al consumo di pane e pasta?
Vorrei chiedere al Ministro Zaia, che sembra essere piuttosto sensibile a certi temi rispetto ai suoi predecessori, se si è mai posto questo problema?
Il forte calo del cereale, giunto in alcuni casi a costare addirittura di meno della crusca, prodotto di scarto dalla materia prima, oltre a non produrre alcun beneficio per i consumatori, rischia, in particolar modo, di mettere in crisi il futuro delle coltivazioni italiane, favorendo un esponenziale aumento delle importazioni di prodotti di dubbia qualità provenienti da paesi stranieri.
Siamo innanzi all’ennesimo esempio del frutto di una speculazione, principalmente da parte degli hedge funds (fondi di investimento) che giocano sui derivati delle materie prime, per combattere la quale occorre uscire definitivamente da una mera logica liberista.
Ancora una volta, la politica, oramai scippata del proprio potere decisionale dalle Imprese Multinazionali e dai potentati finanziari che controllano i mercati, è chiamata ad intervenire necessariamente per trovare un’equa programmazione della produzione ed una più giusta distribuzione nella filiera, per il bene dell’intero sistema produttivo ed a favore dei consumatori.
Questo per ovviare urgentemente ai disastri ed al fallimento della globalizzazione che, attraverso l’eliminazione delle barriere provoca la nefasta limitazione dell’autogestione economico-produttiva di un popolo; senza dimenticare, in ambito comunitario, le Pac (Politiche Agricole Comunitarie) slegate dai reali interessi degli uomini e ligie solamente ai parametri delle leggi di mercato.
Ci troviamo così, in un paese in cui l’agricoltura ricopre ancora un ruolo preponderante, un settore che rimane frenato e con potenzialità produttive inespresse; mentre una sana economia di Stato dovrebbe invece sempre mirare all’autosufficienza e all’autoconsumo e, se venissero a meno queste artificiose imposizioni e gravami imposti dalle selvagge leggi di un mercato iper-liberista, la produzione agricola nazionale potrebbe sicuramente godere di una crescita quantitativa di notevole entità a beneficio di tutti, Stato, produttori e consumatori.
Piero Puschiavo, Segreteria Nazionale