Ciò che invece non traballa, sono i suoi “affari di famiglia”, unico centro dei suoi interessi e sforzi. Unitamente al fratello Emanuele infatti, attraverso l’immobiliare Monteverdi, il governatore della Sardegna sta realizzando un insediamento alberghiero, grazie a circa 95 ettari di terreno a disposizione sulla marina di Arbus, nell’jglesiente, dove, per scansare le leggi sull’edilizia costiera, stanno operando, guarda caso, su di una ristrutturazione di una vecchia colonia di minatori.
L’avido governatore inoltre, in sordina, ha recentemente messo le mani sul quotidiano L’Unità; un’operazione da circa 16 milioni di €uro che si può evincere dall’atto di cessione, firmato il 5 giugno 2008, davanti al Notaio Roberto Vacca di Cagliari.
Liquidato i soci che fanno riferimento a Maria Lina Marcucci con circa 7,5 milioni di euro più altri 5 ai soci di minoranza della Soped di Bologna, società che controlla varie cooperative liguri, toscane ed emiliane, più altri 3 milioni e 600 mila euro per ricapitalizzare il quotidiano, Reato Soru si prepara alla corsa alla regione del 2009, con un organo fondamentale per la propria campagna elettorale.
Se l’operazione è di per sé consistente per i comuni mortali, non lo è certo per Soru.
A parte il casale di San Luri e le ville di Cagliari e Villasimius, detiene ancora un capitale del 25% dell’ Internet Provider Tiscali; in soldoni, circa 250 milioni di euro.
E, mentre pescatori, operai e agricoltori sardi boccheggiano non a causa del caldo estivo, ma per la perdurate messa all’asta delle proprie aziende, l’affossamento del mercato ittico e la delocalizzazione industriale, il Governatore Soru guarda con deciso interesse l’importante settore dell’editoria. E non certo per soddisfare i gusti del gossip estivo…
Piero Puschiavo
Segreteria Nazionale
MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE
COORDINAMENTO REGIONALE DEL VENETO
COMUNICATO STAMPA
L’ENNESIMO MOSTRO
Vicenza, 25 luglio 2008
Come di consueto, quando si parla di “crimini di guerra”, le reazioni del mondo politico internazionale sono spesso concordanti, soprattutto se si tratta di fenomeni contrastanti all’imposizione della “democrazia universale” alla quale tutto viene concesso o mascherato.
E anche in questo caso si è gridato “giustizia” unanime dopo l’arresto di Radovan Karadzic, senza che nessuno abbia ritenuto opportuno sostenere che, l’ex leader serbo, è stato uno dei maggiori difensori della propria sovranità politica e di conseguenza del proprio popolo.
La Fiamma Tricolore che da sempre rivendica la sovranità dei popoli, condanna la campagna diffamatoria, contro Radovan Karadzic che attraverso l’accusa del “criminale di guerra” lo rende un mostro agli occhi del mondo.
Nessuno però ricorda il genocidio etnico subito dalla popolazione serba in Kossovo (oggi indipendente) e degli annessi crimini dell’UCK, nonché i bombardamenti statunitensi della forze NATO in territorio serbo, tutt’altro che chirurgici visto che tra gli obiettivi colpiti ci fu pure l’ospedale di Belgrado dove venne distrutto pure il reparto maternità, testimoniato anche in un agghiacciate video di Padre Benjamin, mai trasmesso dai media italiani, perché boicottato da “direttori” come Maurizio Costanzo e Lucia Annunziata.
Attendiamo quindi il processo presso il Tribunale dell’Aja, e anche se con forti dubbi auspichiamo sulla sua imparzialità come richiesto pure dal Governo russo.
Piero Puschiavo
Coordinatore Regionale del Veneto
Fiamma Tricolore
Forse Paolo Franco ha ingoiato la storia, così come gli è stata raccontata a scuola, dimenticando che, gran parte del paese, quindi anche del Nord è stato costruito dal fascismo di Mussolini grazie ad azioni tutt’altro che sordide.
Accomunare Di Pietro a Mussolini è qualcosa di riluttante!
Invito quindi, il Sen. Paolo Franco, a chiamare Di Pietro e compagnia cantante con il loro nome “progressisti” “giacobini” “comunisti” ecc.. lasciando stare uomini e periodi storici che sono stati esempio di onestà e di amore per la propria terra, sacrificandone la vita in nome del “fascismo” e della più grande Italia. Una Italia che oggi, benché ladrona, stipendia di buon grado anche i Senatori come Paolo Franco.
Piero Puschiavo
Alla stampa sessantottina radical-chic di “buona coscienza” Progressista non è rimasto altro che “cercare di capire” il fenomeno che spinge la gioventù a riconoscersi nei movimenti che hanno caratterizzato il ‘900, uno in particolare.
La privatizzazione dei servizi ci ha portato l’avvento di un germe difficile da individuare e spietatamente crudele. Le azioni delle società che gestiscono i maggiori servizi, dalle comunicazioni all’energia, ecc. sono in mano a delle multinazionali che manco sanno dov’è l’Italia se non fosse per questioni turistiche.
Nessuno può più nemmeno protestare dal momento che queste multinazionali hanno chiuso i loro uffici territoriali. Non esiste più un interlocutore, un referente con cui parlare direttamente. In sostituzione sono stati introdotti dei numeri verdi che rispondono con sequele registrate. Per parlare con un operatore a volte passano parecchi minuti e quando si ha la fortuna di sentire una voce “umana” questo anticipa la conversazione specificando che il suo compito non ha responsabilità specifiche.
Insomma sono spariti dalla circolazione, tutti insieme (Telecom, Enel, ecc.) una decina di anni fa, in previsione che nell’immediato futuro sarebbero stati assaliti da utenti scontenti nonché inferociti per l’introduzione di tariffe sempre più alte e di bollette sempre più salate soprattutto con l’inserimento della voce: anticipo sui consumi. Cosa questa del tutto anomala visto che in media qualsiasi azienda fattura mediamente sui 30/60/90 gg.
Se consultiamo il sito ufficiale dell’Enel si desume che solo per il 30% circa è rimasto in mano allo Stato Italiano, mentre per quasi il 50% è in mano a "investitori istituzionali" britannici e statunitensi.
Gli investitori istituzionali rappresentano un pubblico autorevole: investono a medio-lungo termine, provengono da tutte le parti del mondo e costituiscono una presenza qualificante, professionale e stabilizzante nel capitale. Se si esamina la composizione di questa fetta di azionariato, si rileva che solo il 22,5% è nelle mani di investitori istituzionali italiani, mentre il 25,6% appartiene a investitori istituzionali britannici e un ulteriore 22,6% a investitori istituzionali statunitensi. Quindi, il grande capitale diffuso anglosassone, considerato il più professionalmente gestito, è ormai presente nella proprietà di Enel con quote di rilievo. Fra gli investitori istituzionali vanno contati anche quei fondi specializzati nell’investire in società riconosciute come sostenibili e socialmente responsabili. Nell’azionariato di Enel questi particolari fondi, a fine 2006, erano 47 e detenevano oltre 342 milioni di azioni Enel. Il loro totale rappresenta il 16,8% dell’insieme delle azioni detenute dai fondi d’investimento.
L'Enel possiede ancora una miriade di grandi centrali idroelettriche (giusto per fare un esempio), costruite in gran parte negli anni '50 con forti investimenti "locali", al prezzo di modifiche ambientali e costi umani non indifferenti. In gran parte sono poi passate all'Enel con la nazionalizzazione e producono la gran parte dell'energia rinnovabile. Queste centrali hanno costi di gestione irrisori rispetto ai profitti che producono (dell'ordine di qualche miliardo di euro l'anno).
In soldoni, la pioggia che cade sulle nostre teste produce gratuitamente enormi profitti che finiscono direttamente nelle tasche di investitori istituzionali britannici, mentre i cittadini si devono “accontentare” degli aumenti in bolletta.
Moltissime persone, purtroppo, hanno scelto l'addebito diretto della bolletta in conto corrente, e questo permette di ricavare anticipatamente fortissime somme di denaro. Tutto gratuito e senza bisogno di fidi bancari, anzi, l’addebito in conto comporta pure un interesse.
Vista l’impossibilità di essere rapinati legalmente invitiamo gli utenti, quantomeno, a revocare i RID!
Piero Puschiavo
In merito all’isterismo che si sta venendo a creare intorno alla proposta del Ministro dell’Interno Maroni di raccogliere le impronte digitali anche ai bambini Rom, polemiche provenienti da svariate posizioni del mondo politico e religioso, la Fiamma Tricolore, non solo approva e sostiene le posizioni del ministro, ma aggiunge altresì che, oltre a questa “prevenzione”, sarebbe necessario obbligare a genitori e figli Rom anche il test del DNA.
Oltre il 30% dei bambini nei campi nomadi rimane “sconosciuto”, in quanto moltissime sono le segnalazioni di scomparsa di bambini in tutta Europa.
Non c’è da rimanere stupiti quando si afferma che alcuni nomadi sono anche “ladri di bambini”; pertanto questa proposta dovrebbe essere immediatamente adottata per fornire ulteriore chiarezza circa la reale e legittima provenienza di questi bambini, in modo da avere una reale schedatura ed un preciso censimento.
Per la riappropriazione della moneta da parte dello Stato sovrano. Contro la globalizzazione. Per uno smarcamento netto della nazione dall’Europa delle banche e dallo strapotere delle lobby. Questi alcuni degli argomenti trattati nel volume «Alta finanza e miseria. L’usurocrazia mondiale sulla pelle dei popoli», scritto dall’economista romagnolo Savino Frigiola, presentato da Padania Cristiana ieri al Liston 12 alla presenza dell’europarlamentare torinese Mario Borghezio.
«Uno strumento fondamentale per comprendere, un libro che ogni cittadino dovrebbe leggere e per questo comprerò io stesso numerose copie e le regalerò alle scuole superiori della mia città», ha spiegato Borghezio. «Si tratta di un tema molto attuale. Quello che sta accadendo, dal caro petrolio al fatto che i cittadini non arrivano alla fine del mese, è l’esplosione di quel mondialismo contro cui ci battiamo da anni». Al tavolo dei relatori, oltre all’autore, anche Piero Puschiavo di Fiamma Tricolore. E proprio sulla presenza del politico, «spesso in mezzo alle polem iche solo per avere i capelli troppo corti», Borghezio ha commentato: «È incredibile che faccia più notizia il fatto che siamo tutti e due qui presenti, che un libro di tale rilevanza. Ma non mi interessa. A me piacciono quelli con i capelli corti. Mi piacce chi condivide le nostre opinioni su moneta e globalizzazione». «La soluzione definitiva è senz’altro l’uscita dall’euro e il ritorno alla lira», ha prospettato Matteo Castagna, responsabile federale di Padania Cristiana nonché autore della postfazione del libro, la cui presentazione secondo gli organizzatori si è svolta «con il patrocinio del Comune di Verona», che però da Palazzo Barbieri smentiscono.
Tra i relatori anche don Floriano Abrahamowicz, mentre moderatore dell’incontro è stato Alberto Lomastro, portavoce di Padania Cristiana. Ad attendere Borghezio fuori dal Liston 12, un sit-in di protesta che ha affrontato l’europarlamentare con slogan, invitandolo a tornare a casa. Nonostante i contestatori non fossero che una decina, fermi all’altezza delle panchine dei giardini della Bra, per salire sull’auto istituzionale il politico, annodatosi come ha lui stesso sottolineato «il fazzoletto da combattimento» verde intorno al collo, ha atteso l’arrivo di due gazzelle dei carabinieri che lo hanno scor tato dal Liston fino ai gradini di Palazzo Barbieri, dove è entrato a salutare Tosi.I.N